La nostra nuova amica Linda ci racconta la sua esperienza alla Coppa del Mondo DH di Lenzerheide

“Capita, cosi come a tanti altri, che una persona se ne vada dall’Italia, un po’ per lavoro, un po’ per capire la propria strada e un po’ per le delusioni avute. Capita anche di finire in un posto di montagna, un misto tra l’idillico e l’assurdo: dalla metropoli lombarda a una “cittadina” tra le alpi svizzere casa di Nino Schurter. Lo shock iniziale è tanto ma… c’è qualcosa di diverso da scoprire qui. E allora, tra i propri limiti mentali e gli stimoli esterni, ci si lascia andare a quello che ci circonda e si comincia a fruire di ciò che Coira, la “cittadina” appunto, sa offrire.”

Inizia così il racconto della nostra nuova amica Linda, originaria di Laveno Mombello ma trasferitasi da qualche tempo in Svizzera.

Linda l’abbiamo conosciuta sui social network, attraverso facebook, quando si complimentava con noi per i lavori di trail building che stiamo portando avanti sul Monte Sasso del Ferro.

Entusiasta della mountain bike e gasata dall’esperienza appena vissuta da spettatrice alla Coppa del Mondo di downhill di Lenzerheide, ha voluto “raccontarci” le sue emozioni, che noi siamo ben contenti di pubblicare e che vi riportiamo di seguito. ENJOY!!!

Il racconto prosegue dall’introduzione

Dopo aver provato boulder, arrampicata, corsa alpina, slackline, windsurf e tutto quando può avere da offrire la Svizzera, la fascinazione per il motocross da bambina (a Laveno c’era una pista) e un ex impazzito per la mountain bike mi hanno aiutata ad indirizzare le mie “fantasie” nella direzione delle due ruote artigliate ad emissioni zero (guarda un pò che caso Linda, ndr).

Così mi sono ritrovata a guardare video, leggere news ed articoli su Pinkbike ma, soprattutto, a cercare il tipo di bicicletta che facesse per me… al posto del ragazzo che ci pedalava sopra 🙂

Purtroppo il tempo da dedicare alla bicicletta è sempre poco (considerando che gli intenti di questo espatrio erano e restano quelli lavorativi,nda) e in più, con il passare del tempo, mi sono resa conto che la cosa che di più mi appassionava era la discesa.

Così, dopo un inizio incerto con una hardtail, poco talento e molta paura, sono passata ad una mountain bike più per il “freeride” iniziando così le mie prime prove di discesa: imbottita di protezioni e armata di coraggio, molto caraggio, ho iniziato a “calarmi” giù per i sentieri dei bike park di zona.

Un atleta impegnato sul tracciato di Lenzerheide_Foto Credit Linda Stagni per ASD Emissioni Zero

L’amore per la discesa si dimostra un amore travagliato ma, tra mille scuse ed in attesa dell’onda perfetta (nella mia visione, tipica giornata senza brutto tempo, con i sentieri non troppo secchi e poca gente in giro per vincere meglio la propria paura) arriva il giorno in cui mi trovo Steve Peat sulla “mia” pista.

“Yo Peaty!!!” gli urlo agitandomi come una pazza per salutarlo. La sua presenza a Lenzerheide mi ha subito fatto pensare all’arrivo di qualcosa di più grande e infatti poco dopo vengo a sapere che la località si stava preparando ad ospitare la Coppa del Mondo UCI 2015 di downhill!!!

Tra una carriera lavorativa da sistemare, una nuova lingua da imparare ed il lavoro da incastrare alla passione per la mountain bike, questa cosa mi gasava estremamente e mi dava la carica giusta per affrontare le mie discese!

Nel mentre i giorni scorrevano veloci sul calendario e tra le varie cose ecco che arriva il fatidico giorno: 5 Luglio 2015, dopo una lunga attesa oggi è IL grande giorno: la Coppa del Mondo di downhill dietro casa!

Niente streaming, niente replay o preview sulla tv di Red Bull; solo sudore, polvere, adrenalina e… il tutto dal vivo!

Il traffico è intenso già di prima mattina e già sulla strada prima di arrivare in paese e l’eccitazione e l’impazienza crescono con il passare delle ore: in un posto che conosco molto bene (non il tracciato della Coppa del Mondo si intente) e sui sentieri cui sono parecchio affezionata, mi posso finalmente godere una gara di Coppa del Mondo dal vivo!!!

Passeggio un pò tra gli stand prima che gli atleti inizino a scaldarsi: tutto è molto rilassato, l’ambiente è disteso ed è normalissimo incrociare Ratboy o Danny Hart e vederli chiacchierare tra di loro o con i fan e fare foto.

Area paddock alla Coppa del Mndo di Lenzerheide_Foto Credit Linda Stagni per ASD Emissioni Zero
La quiete prima della gara all’area paddock_Foto Credit Linda Stagni per ASD Emissioni Zero

Ci siamo quasi, lo show sta per iniziare e la tensione sale sempre di più.

Dopo gli juniores, la gara passa subito alla cateogoria donne elite; categoria che non fa tempo ad iniziare che sembra già finita. Il responso (come ben sapete) è Rachel Atherton prima seguita da Manon Carpenter seconda e a seguire Hannah Tracey e le due francesi Morgane Charre ed Emmeline Ragot. Su un solo podio tutte le migliori donne elite delle ultime stagioni. Figata!!!

Podio femminile a Lenzerheide_Foto Credit Linda Stagni per ASD Emissioni Zero

Ma il bello deve ancora arrivare: alle 14:00 inizia la categoria Elite uomini.

Tutti gli spettatori presenti a questo punto hanno un’unica mission: salire in cima con l’impianto e scendere a piedi (o in bike) parallelamente al tracciato di gara e trovare il posto migliore per seguirla. Ed è quello che faccio anche io.

L’aria è terribilmente secca che ad ogni curva gli atleti sollevano grosse nuvole di polvere… il terreno è estremamente farinoso e scivoloso.

I primi “incartamenti” sul tracciato (degni di io voglio caduto) sono causati in principal modo dalle condizioni del terreno; condizioni che causeranno anche un granve incidente ad uno degli atleti e a causa del quale la gara sarà interrotta fino alla fine dei soccorsi, che si sono protratti per almeno una mezz’ora.

Un atleta soccorso dopo una caduta_Foto Credit Linda Stagni per ASD Emissioni Zero

La pista è mediamente più corta rispetto ad altri tracciati di gara; alla fine sono “solo” due chilomentri che vengono percorsi in 3 minuti e poco più.

È veloce, tecnica ed estremamente polverosa; scende senza troppi indugi a valle tra drop (uno epico intitolato a Peaty), rocks garden, tratti ripidi e veloci e passaggi tecnici nel bosco.

C’è da dire che, rispetto alla diretta da casa (comodamente svaccati sul divano), la gara dal vivo ha un immenso fascino aggiuntivo.

La polvere, il sudore, l’adrenalina e la sana competizione che si avvertono sono tangibili.

Poi c’è il pubblico, quel pubblico che si scalda ad ogni passaggio e incita gli atleti, sia che stiano andando alla grande o che se la stia cavando o, ancora di più, che uno di loro sia appena caduto.

Pro rider conosciutissimo o atleta elite sconosciuto ai più, tra il pubblico tutti danno qualcosa: urla, rumori, seghe elettriche, tamburi, campane e via dicendo… un gran casino per incitare gli altleti… tutti gli atleti… e ad ogni passaggio!!!

Guardo gli atleti scendere, la velocità si percepisce in modo diverso di quando li vedo in video a casa sulla TV o dal pc magari su YouTube o Vimeo.

Vanno molto più veloci di quanto qualsiasi Go Pro fissata sul casco ci lasci immaginare e prendono linee sulle quali a stento, anche con l’immaginazione, si riuscirebbe a passare. E ci passano in un attimo!

Un atleta impegnato su una parte del tracciato_Foto Credit Linda Stagni per ASD Emissioni Zero

Il grosso neo di non seguire la gara da casa è che in “campo aperto”, e specie sulle montagne, il 3G del telefono non ti supporta come vorresti e, nella discesa lungo la pista, è difficile capire come stia proseguendo la gara.

Comunque l’atmosfera è particolarmente accesa e la tensione risale solo quando, sullo spiazzo finale (tale e quale a come uno se lo immagina) si apre la vista sulla hot-seat: è il momento, inizia la top 20 e l’avvicendarsi di gioie e dolori per il podio!

La hot seat con in primo piano Gee Atherton_Foto Credit Linda Stagni per ASD Emissioni Zero

Sulla hot seat si succedono gli atleti tra cui Steve Smith, Gee Atherton e ancora Danny Hart e Troy Brosnan fino ad arrivare all’immensa discesa di Greg Minnar che, dopo la discesa non troppo precisa di Aaron Gwin, può essere smosso dal gradino più altro del podio solo da Loic Bruni che, con un secondo di differenza dal campione sud africano, anche questa volta non riuscirà a guadagnarsi la posizione numero uno.

E cosi, in un tripudio di urla e sventolii di bandiere sudafricane, la mia prima tappa di Coppa del Mondo finisce con il team Santa Cruz sul gradino più alto del podio, un’estremo gasamento e l’attesa di andare a vedere un’altra gara di Coppa del Mondo dal vivo…chissà!

Greg Minnar festeggia la sua vittoria a Lenzerheide_Foto Credit Linda Stagni per ASD Emissioni Zero