[Testo, Alessandro Cecconello]

In questi giorni sulla nostra pagina di Facebook avrete fatto caso ad alcune foto che abbiamo pubblicato e che ritraggono dei bambini di un orfanotrofio nel Kerala.

Magari qualcuno di voi potrebbe essersi chiesto come ci saranno finite le nostre t-shirt in un orfanotrofio nel Kerala, in India, magari qualcuno no… ma noi vogliamo raccontarvelo comunque.

Per spiegarvelo, cercheremo di essere quanto più coincisi possibile in modo che possiate arrivare agilmente fino alla fine per poter leggere l’esperienza diretta di colui che ci ha portato fin laggiù.

Abbiamo questo amico della nostra associazione sportiva che da diversi anni collabora con alcune associazioni che portano assistenza sanitaria in India.

Questo nostro amico, oltre ad essere un mountain biker come noi ed un dottore cardiologo, è anche un ragazzo semplice e una persona che si dedica molto agli altri.

Premessa

La nostra associazione sportiva, come molti di voi già sanno, non è fatta solo di sport. Nel limite delle cose che riusciamo a fare e ad organizzare, prestiamo anche una certa attenzione a promuovere attività di alto interesse sociale come, ad esempio, la pedalata di beneficenza che abbiamo organizzato insieme allo Skorpion Club di Castellanza in occasione della raccolta fondi per il Comitato Maria Letizia Verga o il flash mob organizzato qualche anno fa per ricordare Eva Sacconago.

Fatti

Tempo fa, durante una delle solite uscite in bike, Roberto (perchè è così che si chiama il Dottore) ci parlava del suo prossimo viaggio in India. Un viaggio che lui organizza ogni anno per portare aiuti e “sollievo” da quelle parti attraverso una Onlus toscana, la HHPP (Humanitarian Help for Poor People www.humanitarianhelp.it).

Mentre si facevano chiacchiere, c’è bastato un attimo per decidere di sposare (nel nostro piccolo e nel limite delle disponibilità e possibilità) la stessa causa del Doc. I tempi però erano ristretti, il Doc da lì a qualche giorno sarebbe partito e non potevamo fare un granché se non: decidere, in un modo o nell’altro, di fare comunque qualcosa, per dare anche noi il nostro contributo!

In un posto dove manca tutto, tutto ha un valore differente e, non avendo molto da dare, abbiamo deciso di dare al Doc un po’ delle nostre t-shirt “Ride, Enjoy, Respect” da portare ai ragazzi e alle ragazze della missione.

Con la complicità e la collaborazione della Serigrafia Olonia di Samarate, resasi subito disponibile, siamo riusciti a preparare tutti in tempo e a fare anche di più: il nostro gesto ha dato l’input ai proprietari delle serigrafia che hanno così deciso di metterci del loro omaggiandoci delle t-shirt che avevamo ordinato e dei costi di stampa, sposando così a loro volta la nostra causa e quella del Doc.

le bambine dell'orfanotrofio Assisi Baby Sadan nel kerala con le tshirt ride enjoy respect inviate da asd emissioni zero e realizzate in collaborazione con la serigrafia olonia di samarate

Una t-shirt per i bambini del Kerala da ASD Emissioni Zero in collaborazione con Serigrafia Olonia

Le t-shirt che vedete in foto, per noi non sono delle semplici t-shirt perchè (per moltissimi versi) ci rappresentano come Associazione Sportiva e rappresentano il nostro modo di vivere lo sport. Da oggi, quest t-shirt, ci rappresenteranno ancora di più.

Ovviamente, non è che con il nostro gesto abbiamo fatto la differenza, anzi; fare la differenza non era il nostro scopo. Il nostro scopo era fare comunque qualcosa, nel nostro piccolo, per donare un sorriso a questi ragazzi e ragazze, rendendoci fieri di quello che abbiamo fatto.

Adesso però lasciamo la parola al Doc, che ci racconta un po’ di lui e della sua esperienza in queste missioni, con una piccola auto-biografia. GRAZIE DOC!!!

roberto cappelletti il dottore cardiologo della brianza che porta aiuti nel kerala in india

Roberto Cappelletti

Ciao a tutti, mi chiamo Roberto Cappelletti e sono medico cardiologo presso la cardiologia Riabilitativa dell’Ospedale di Seregno.

Da alcuni anni collaboro con la ONLUS toscana HHPP (Humanitarian Help for Poor People, www.humanitarianhelp.it), che opera in India, Africa e Brasile fornendo supporto medico-sanitario, e non solo, alle popolazioni locali.

Nello stato indiano dell’Andhra Pradesh (ora Amaravathi) e precisamente a Thullur, Suor Jain (un medico indiano) ha fondato il Mary Matha Dispensary, punto di riferimento per la popolazione locale: è qui che la gente si reca per farsi curare. Si tratta per lo più di contadini che non possono permettersi cure altrove.

HHPP organizza una missione annuale composta da medici di diversa competenza (internisti, pediatri, chirurghi, oculisti, ecc) che una volta sul post, effettuano visite mediche al dispensario, organizzano campi medici per raggiungere i pazienti più distanti, vaccinazioni anti epatite B nelle scuole (ove richiesto dalle autorità locali).

Inoltre, la Onlus si occupa anche di organizzare interventi strutturali (come impianti di potabilizzazione dell’acqua o ristrutturazioni di scuole locali) e in questi anni ha avviato un programma di adozioni a distanza che permette di sostenere i bambini più bisognosi.

Proprio in questo programma, la Onlus supporta un orfanotrofio del Kerala (l’Assisi Baby Sadan, fondato da Suor Elisabeth) dove da qualche anno mi reco personalmente in primavera (oltre a partecipare già alla missione annuale che generalmente si tiene ad Ottobre) per portare aiuti raccolti in Italia (indumenti, materiale scolastico,medicine, soldi).

L’Associazione è piccola e quindi tutto il lavoro viene fatto a titolo gratuito; ciascun volontario partecipante alle missioni si accolla il costo del viaggio e prende ferie al lavoro per parteciparvi, come d’altronde faccio anche io.

Tutti possono partecipare alle missioni, anche personale non medico o sanitario in genere.

Ma cos’è che, da sette anni a questa parte, mi porta lontano da casa, dagli affetti, dalla mia vita “ordinaria” e mi conduce in queste terre lontane e diverse da tutto ciò che sono io (o che almeno credevo di essere)?

Certamente non è solo la voglia di aiutare il prossimo, che pur è stato il “primum movens” e che rimane il motivo per cui ho scelto la professione di medico.

Il vero motivo è che qui tutto sembra più “semplice” ed immediato anche se, in realtà, non lo è affatto. Per esempio, non è semplice reperire guanti sterili o farmaci, come non è semplice poter sempre disporre di acqua potabile o di corrente elettrica.

Tutto quello che per noi occidentali può sembrare banale e scontato, qui non lo è. E io svolgo la mia professione cercando di far fruttare al meglio il poco tempo di cui dispongo.

Proprio una bella lezione di vita; forse è proprio per questo che fare il medico qui ha ancora un che di “pionieristico”.

Ma mi sembra comunque riduttivo farvi pensare che il motivo che mi riporta qui ogni anno da sei anni (per un totale di 11 volte) sia solo questo… e c’è dell’altro.

Quello che ho trovato qui è ciò che mi fa tornare ogni volta e ancora mi farà tornare.

Qui ho trovato l’altro me, forse il vero me; quello che avevo già dentro ma che faticava ad uscire.

Qui ho imparato a lasciarmi guidare dal flusso delle emozioni.

L’India (e sotto molti punti di vista anche tutti quei paesi dove le persone vivono sotto la soglia della povertà) ha questo potere straordinario e disarmante di metterti a nudo.

Qui tutto è elevato all’ennesima potenza: i colori, gli odori, i sapori, i suoni, le sensazioni, tutto… nel bene e nel male.

E questo stordimento sensoriale ed emotivo ti porta ad azzerare tutte le sovrastrutture ed i condizionamenti culturali e ti fa entrare in profondo contatto con te stesso e con il mondo e, in un certo senso, con una diversa concezione della Vita.

Perché’ per gli indiani la vita va vissuta come un privilegio, e non come un diritto acquisito.

E alla fine questo succede, o almeno a me è successo: sono venuto in questi luoghi con l’idea di aiutare, di cambiare in meglio la vita di qualcuno (e certamente lo si fa), ma in cambio non si ottiene altro che cambiare (in meglio) la propria.

Definitivamente